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giovedì 3 settembre 2015

Resiliamo?


Non vi è dubbio sia una bella parola, resilienza. 
E mai come nei periodi di merda generale bisognerebbe trovare modo e forza per un colpo di reni. 
Il fatto è che le parole buone abbondano ma la realtà è difficile. Diventa ardua anche l’arte del conforto. Eppure, in imperfetta resilienza, non mi resta che perseverare. 

11 commenti:

  1. La studiò Reuven Feuerstein la resilienza degli adolescenti sopravvissuti alle persecuzioni razziali ed oggi il metodo Feuerstein è universalmente riconosciuto come uno dei più validi nelle difficoltà di apprendimento e non solo.Se avete qualche minuto di tempo,leggete la sua storia.Un uomo geniale e rassicurante,che ha trovato un'applicazione molto pratica alla teoria della modificazione cognitiva..."Non accettarmi come sono" è il titolo di una sua opera.....Buona lettura! AmeliaPaola

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    1. Grazie AmeliaPaola... E buona resilienza.

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  2. Caro Rocco anche il buon William lo pensava!


    Che cos'è mai un uomo
    se del suo tempo non sa far altr'uso
    che per mangiare e dormire? Una bestia.
    Colui che ci ha dotati di una mente
    sì vasta da vedere il prima e il dopo,
    non ci largì questa capacità,
    ed il divino don della ragione,
    perché ammuffisca senz'essere usata.
    Sia letargo bestiale o vile scrupolo
    a farci pensar troppo sulle cose
    (un pensare che, se diviso in quattro,
    è saggezza soltanto per un quarto
    e bassa codardia per gli altri tre),
    io mi chiedo perché passo la vita
    a ripetermi: "Questo s'ha da fare",
    quando per farlo ho causa, volontà,
    e forza e mezzi. Ed a spronarmi a tanto
    ci sono esempi grandi come il mondo.

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  3. Che bella parola! Lo sai che non la conoscevo.. Crescere con positività. Rocco, in questo periodo vedo intorno a me e attraverso i media troppe cose negative. Non riesco a dormire più come un tempo e ciò mi avvilisce ma di certo non mi abbatte. Penso a stamattina quando ho visto quel bimbo ritrovato in Turchia e sono rimasta di sasso, mi sono incazzata un po' con tutti e non riesco a capacitarmi di ciò che sta accadendo. A volte mi viene da disprezzare la razza umana e me ne pento, perché ne faccio parte, allo stesso tempo, io e quella povera creatura. Giustamente, tu, ci suggerisci di migliorare positivamente, di non demordere, di non farsi prendere dal panico. Spero tanto che ci sia una qualche pozione che annulli tutte le paure o che, per lo meno, ce le faccia affrontare positivamente. Oggi, non ci sono riuscita. Domani, chissà. In fondo, essere positivi, fa vivere in armonia con sè stessi e con gli altri. grazie!!

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    1. Cazzo se è difficile Daniela. Oggi non ci riusciamo ma domani dobbiamo e possiamo riprovarci...chissà che alla fine diventiamo campioni, di resilienza!

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  4. L’elasticità psichica e per conseguenza anche fisica, che è stata riscontrata in molte persone, riesce a farle adattare a delle situazioni le più insopportabili, un po’ come un oggetto di plastica morbida, malleabile che può essere compresso, dopo comunque riprende la sua forma.

    Esempi, mondialmente conosciuti, ci danno un quadro delle possibilità di sopravvivenza di molte persone che malgrado la loro vita sia stata stravolta dagli eventi, siano riusciti a prendere in mano la loro situazione, adattandosi nella nuova situazione, durante il tempo di riflessione per trovare una soluzione, con impegno, forza combattiva e controllo, per riguadagnare la fiducia in se stessi ed in molti sono divenuti dei grandi personaggi in campo lavorativo, come politico, storico ecc...

    Personalmente e come penso tanti di voi, mi sono confrontata, non una sola volta, a dovere “sperimentare”questa elasticità mentale, in molte situazioni, a volte anche, tragiche della vita, la resilienza. Eppure sono qui fiduciosa nel domani!
    Nella vita penso che tutti almeno una volta si siano confrontati con esperienze poco piacevoli, ci sono coloro che la vivono e cercano di non subirla, arrivano ad affrontare le difficoltà con impegno tutto mantenendo il controllo, tenendo conto che bisogna avere il gusto per le rivincite o sfide che siano, innanzi tutto con se stessi. Quando si cade bisogna rialzarsi e stare attenti su tutto a dove ci si appoggia per prendere la forza, lo slancio, e stare attenti a dove si mettono i piedi, mettendo a frutto l’esperienza già vissuta, e andare avanti per migliorarsi. Penso che tutto questo faccia parte della nostra esistenza e l’esperienza acquisita, che diventa memoria nella quale, attingiamo per rimanere sul filo del costante equilibrio a cui siamo confrontati ogni giorno, ogni ora, ogni istante per non oscillare e cadere nel baratro sempre aperto sotto i nostri piedi. Una cosa importante! Mai perdere di vista la positività e avere la forza di volgere il brutto in bello, non parlo per parlare ma per esperienze fatte!

    Ciao Rocco, bentornato nel vecchio continente e buon pomeriggio!

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    1. Già, Anna, pure gli esempi possono essere d'aiuto.
      E comunque questa vita abbiamo, in qualche modo dobbiamo giocare al meglio la nostra parte.
      Grazie :)

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  5. Ho letto su f.b.: La stessa acqua bollente che "ammorbidisce" una patata "indurisce" un uovo.È tutta questione di che pasta sei fatto, non delle circostanze.
    Ecco...dipende allora da quanta resilienza c'è nella nostra pasta. Che poi questa parola mi sa tanto di commistione tra "resistenza" e "pazienza"e, secondo il significato del dizionario, tutto sommato ci sta...
    Resiliamo sempre, resiliamo tanto, resiliamo a oltranza! E Gegé...???Resilia o non resilia?
    Ciao Rocco!!!

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    1. Nedy!!! Se ti racconto tutto di Gege' poi non c'è più gusto...!!!

      Resisti e porta pazienza 😉

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  6. Di resilienze ce ne sono tante, c'è quella fisica, quella emozionale o intellettuale, quella interiore o quella collettiva, quella conscia o inconscia…. penso che la resilienza più difficile da compiere è quella che devi affrontare dopo la perdita di una persona cara… e non si fa certo in un giorno, ci si impiega una vita intera non a cancellare quel dolore, che resta sempre ancorato al cuore come le rughe al viso con gli anni che passano, ma a renderlo più sopportabile. Che la fase più difficile non è il momento della perdita, ma il quotidiano da affrontare senza la persona persa e ancor di più quel momento in cui nello sguardo degli altri c'è sempre meno intento a capire il tuo dolore perché per loro è diventata una "consuetudine" che la persona che piangi sia andata via.... e lì la sfida per andare avanti la svolgi veramente solo con te stesso. Forse il mio commento è troppo malinconico, ma questo tuo post a questo mi ha fatto pensare….Ma arrivo al dunque dicendoti che te prendo ancora una volta in esempio anche per la resilienza: che la scrittura, la recitazione il teatro e la musica sembrano averti aiutato a compierne una: anche tu hai perso tuo padre e spesso lo omaggi teneramente a teatro: nella "nazionale femminile di pallavolo", poco prima di cantare un brano di Sinatra, in "vite sottovoce", anche nel tuo film "una piccola impresa meridionale" mi sembra di scorgere nel personaggio del padre di Arturo, un riferimento al tuo di padre, sbaglio? Da quando ho perso il mio non posso che essere ancora più sensibile al tuo modo di omaggiare il tuo e praticare così una resilienza emozionale…. Anch'io vorrei riuscirci, intanto ripartendo a Roma per studiare recitazione come gli avevo promesso di fare quando stava male, ma soprattutto vorrei riuscire, di nuovo. Ancor prima che si ammalasse avevo iniziato scrivere una sceneggiatura per un lungometraggio, ed ora da mesi non riesco a riprenderla in mano per finirla…. Partivo da lui come esempio di quelli italiani all'estero che malgrado sacrifici e dolori non si scordano MAI da dove vengono… partivo da me che l'Italia grazie a lui e a mia madre me la sono sempre sentita addosso anche se non ci sono nata….che poi rivendicare la propria italianità anche quando non è vista bene è anche quella una bellissima forma di resilienza! mio padre l'ha praticata in modo esemplare quando qui in certi posti gli italiani non erano nemmeno accettati al bancone del bar ed io sono fiera di lui. E spero di riuscire un giorno a riprendere la penna in mano e finalizzare l'omaggio che avevo iniziato. E lì mi vien da chiederti: come hai fatto a riprendere la penna in mano con il lutto addosso per scrivere di tuo padre? Come si fa? se la domanda è troppo personale e non ti va di rispondere, lo capirò… ma dovevo farla, è come chiedere ad un amico caro di aiutarmi a compiere la mia più importante resilienza.
    Un abbraccio

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    1. Certo è un territorio enorme, delicato e complesso. Che anch'io richiamo per tenerlo in mente, per provarci, per porgerlo a conforto. Per crederci. Ma non è che resilienti si è sempre e comunque. Forse sarebbe pure poco 'umano' ripartire al volo. Ci vuole un tempo. Per smaltire, elaborare, ritrovare e ritrovarsi...

      Quanto alla r. personale, emotiva, no non sono bravo a 'trasferire' e forse neanche conosco, la strada, il metodo. Credo semplicemente che forse ciascuno imparare a convivere con il dolore o la mancanza come fa con un 'difetto'. Lo addolcisce, ne fa spunto, ci cammina insieme, ne trae linfa...
      Ecco, non so quanto ti aiuti ma magari tutta la fierezza e l'amore sono già il segno di questo cammino, no?
      Ciao Rose e avanti tutta!
      Besos

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