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Il vantaggio è che non devo contare il numero degli aderenti,
lo svantaggio è che io non ho scelta, devo aderire.
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lunedì 4 aprile 2016

Che ce ne facciamo della perfezione?

Per me è una tentazione irresistibile, quella dell'imperfezione. Il 'difetto' che ci caratterizza, il punto di partenza, la nota sulla quale lavorare, la necessità di giocare una carta diversa.
E' lo stimolo, lo spunto, l'occasione di un percorso no? E pure un po' il nostro colore, il nostro timbro.

E, d'altra parte, diventa una tentazione pure quella di fare bonaria ironia su chi smania per riconoscersi o cucirsi addosso la perfezione. Quello di Dalì è uno schiaffo d'autore. Rifilato con geniale leggerezza. Mi associo, con garbo e gentilezza.

martedì 28 luglio 2015

Il difetto perfetto

Lo diceva pure Dalì, a quanto pare.
Che ci vuole la nota giusta nella melodia ma senza il difetto la virtù non avrebbe gusto. Neanche ti metteresti ad inseguirla se non ci fosse quella mancanza iniziale no? E poi è un antidoto alla noia, il particolare storto da raddrizzare o da lasciare bello sbilenco in mezzo a quelli in linea perfetta per creare un disegno, per dare un tocco di ritmo, per trovare la poesia delle differenze.

Dico e scrivo cazzate? No, lo pensava pure lui, Salvador Dalì.