Per me è una tentazione irresistibile, quella dell'imperfezione. Il 'difetto' che ci caratterizza, il punto di partenza, la nota sulla quale lavorare, la necessità di giocare una carta diversa.
E' lo stimolo, lo spunto, l'occasione di un percorso no? E pure un po' il nostro colore, il nostro timbro.
E, d'altra parte, diventa una tentazione pure quella di fare bonaria ironia su chi smania per riconoscersi o cucirsi addosso la perfezione. Quello di Dalì è uno schiaffo d'autore. Rifilato con geniale leggerezza. Mi associo, con garbo e gentilezza.

