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venerdì 5 giugno 2015

La faccia

Nella vita ce la mettiamo sempre, la faccia. Lei ce la ricorda e la può raccontare.

Questo forse è anche il bello dei viaggi nel mondo. Ci aggiungono qualcosa ma non ci tolgono niente. Sembra un patto tra storia e geografia cazzo.  

9 commenti:

  1. Ahahaahahahah quando si dice che la storia siamo noi, giusto? Si è vero, la storia la facciamo tutti con le nostre facce, e, credo che più siamo incazzati e meno si riesce a stare bene e a far star bene, o no? Facce incazzate, stralunate, perse, indifferenti, felici, allegre, simpatiche ma fin quando arriva la nostra faccia, ovvero, il nostro volto è realmente ciò che siamo? Purtroppo non tutti, ma da qui nascono le persona profonde e sincere che sanno vedere se dietro ad ogni persona c'è una storia che motiva il suo comportamento e ti dico subito che sono le persone che preferisco, quelle comprensive! Comprensione e cuore… perché di facce ce ne sono una moltitudine, ma il cuore è sempre quello… oltre alla storia e alla geografia, dunque, è anche una questione di anatomia…. Un abbraccio sincero! Ah… p.s. ieri ti ho visto al tg1… auguri di cuore per tutto!!!!

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    1. ...e ci portiamo dentro i luoghi, le stmosfere, i profumi, i sapori, le parole. Così ovunque andiamo non arriviamo a mani vuote. E poi riceviamo e assorbiamo altro!
      Storia, geografia e anatomia...
      Grazie Daniela!

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  2. Già, la faccia ce la mettiamo tutti e la vita la racconta… ognuno ha scolpito nello sguardo, e sovente nelle rughe la strada percorsa. Se penso ai mestieri che segnano una vita, mi viene subito in mente i visi dei cari vecchi contadini, solcati da rughe scolpite dal tempo e bruciate dal sole, da quel sorriso che le accentua, e che sprigiona tutta la dolcezza della semplicità di chi sa sopportare il duro lavoro dei campi.
    Oppure, le facce di coloro che prendono il sole sulle spiagge dorate, visi curati, anch’essi scuri, che raccontano la loro vita tramite il loro aspetto.
    A volte bastano pochi secondi per capire chi si nasconde dietro un viso sconosciuto.
    Sì, la vita la racconta, e la faccia ce la mettiamo in prima persona, a volte capita anche che qualcuno la perda… facce oneste, sorridenti, tristi, facce furbe, cattive, disoneste, ma pur sempre facce che ci parlano ad ogni sguardo, facce segnate dall’esperienze, dai lavori… che si raccontano in una jungla di storie vissute.
    I viaggi vero, ci danno molto Rocco, vedere come si vive altrove è sicuramente interessante ed arricchente sia per chi viaggia che per i paesi che li ospitano. Conoscere la storia loro, le loro abitudini, usi e costumi, senza dimenticare la cucina… La conoscenza è la chiave che apre le porte all’ignoranza, non ho nulla contro l’ignorante, anzi mi fanno tenerezza, ma piuttosto contro chi sa e non trasmette il proprio sapere. Non serve sapere se poi quel sapere diventa sterile e muore insieme a chi lo detiene, parlo in generale, ognuno è detentore di un sapere, quel che ognuno sa, deve poterlo trasmettere affinché ciò non vada perso. I viaggi possono appunto darci molto come scambio culturale, ma anche chi non ha la possibilità di visitare altri luoghi, può viaggiare attraverso il racconto di chi viaggia. Ciao!

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    1. Trasmettere il sapere. Già, Anna, anche questo è un ottimo spunto. Esattamente come accoglierlo.
      Poi è bello leggere la storia e la geografia dei volti. Tanto quanto capire che non ci sono storia e geografia che non siano disegnate su un volto...

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  3. La faccia,il viso dicono la strada che abbiamo fatto.Questo per le persone pulite dentro.Spesso peròcome diceva Pirandello,si incontrano molte maschere e pochi volti...ma gli occhi raramente riescono a mentire.Rocco stanotte ho sognato che mi telefonavi e mi facevi sentire una nuova canzone :) io non ci credevo fossi tu,poi mi hai convinto...

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  4. Non mi sn firmata,scusa.Sono Giulia.

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    1. Le maschere possono mentire, interpretare una parte, falsare qualcosa ma dubito cancellino storia e geografia della faccia, Giulia. Immagina uno che ha vissuto in un Paese in guerra...la dimentica? No...
      Ciao

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  5. nedy rovarotto6 giugno 2015 18:40

    Il nostro viaggio è lungo, i "territori"che abbiamo visitato sono stati tanti: piacevoli e dolorosi e ce li portiamo dietro: dentro e fuori senza dubbio. Ma siamo poi tutti cartografi in grado di " leggere"correttamente?

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