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venerdì 10 aprile 2015

A paracadute aperto

Spesso davanti a un grande pensiero o ad un frase ad effetto si avverte una sorta di disagio, si resta in imbarazzo. Peggio ancora se siamo proprio noi a pronunciare eccezionali parole…Questione di pudore, forse. Quella terribile consapevolezza del baratro tra dire e fare ci rimpicciolisce parecchio. O meglio ci restituisce alla nostra naturale piccolezza.
Troppo facile. Già, troppo facile cavarsela con un’espressione eccelsa quando magari riusciamo a stento a praticare la metà del suo valore e significato.
Però cazzo se ci mettiamo pure il limite delle buone intenzioni mentali siamo fottuti. Pure questo in fondo fa parte dell’apertura: andare a spasso con super concetti e, barcamenandosi tra i rovelli, fare quello che riusciamo a fare.  

In sintesi: apriamoci!!!

12 commenti:

  1. Apriamoci sempre!! La chiusura non porta a nulla in nessun contesto!

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  2. Rossana Coletti10 aprile 2015 16:32

    Eh... Sticazzi! Mica è così facile aprirsi. Però... ci dobbiamo provare, almeno. Se crediamo di essere intelligenti l'unica cosa conveniente da fare è aprirsi ed accettare i cambiamenti. Adeguarsi lasciando la porta socchiusa, non serrata. Se lasciamo uno spiraglio è meglio...

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    1. Forza spiragli!
      Certo Rossana qualche volta è dura la battaglia contro noi stessi (sticazzi) ma ce la possiamo fare!

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  3. Apriamo la mente ,il cuore ,i sensi .Lasciamoci contaminare dal nuovo ,dai pensieri diversi ,dalle usanze diverse .Solo cosi scopriremo che un solo paracudute non ci basta per aprire tutta la mente.Besito Rocco. Teresa

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  4. Se il dito indica il cielo l'imbecille guarda il dito

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  5. Essere aperti mentalmente mi pare già un ottimo rimedio per una bella fetta di malsane abitudini ...che debba seguire sempre pure l'azione,mi pare pretendere troppo,un lavoro da supereroe...certo, si fa quel che si può...In verità ,sarei benevola pure sui contenuti:assurda pretesa aspettarsi anche dalla mente più aperta sempre grandi pensieri:le esperienze hanno sempre bisogno di sedimentare,e non esiste talento senza allenamento paziente.Quello che ritengo la vera marcia in più delle menti aperte è la voglia e la capacità di comunicare con tutti(o quasi!),l'abilità e la sensibilità di intercettare la frequenza dell'interlocutore,che ,arrivando al paradosso,vuol dire parlare la stessa lingua....anche senza dire nulla!Insomma renderei il grammelot materia obbligatoria ....mi pare che un signore, molto aperto mentalmente,abbia iniziato così e sia arrivato al Nobel...Glielo mandiamo un saluto affettuoso, insieme?AmeliaPaola

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    1. No, infatti, non esiste talento senza allenamento paziente.
      Intercettare tutto il possibile, negli altri e nell'aria...essere un po' spugne e mettersi in gioco. Che peraltro è una gran bella leggerezza l'apertura!
      All'immenso Fo un immenso saluto, AmeliaPaola!
      E pure a te.

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  6. Elucubrare. Sempre!

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  7. Ho conosciuto molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi.
    Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino.
    Ma l’opinione che avevo di loro non e’ molto migliorata.
    Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno(un boa che mangia un elefante), che ho sempre conservato.
    Cercavo di capire cosi’ se era veramente una persona comprensiva.
    Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “E’ un cappello”.
    E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle.
    Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte.
    E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.(da: il piccolo principe)

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  8. Buonasera Rocco. Le buone intenzioni per migliorare e migliorarsi ci sono tutte, lo ammetto. Una cosa che ho sempre dimostrato alla grande è mostrare le fragilità, il limite, come dici tu, e, pensandoci, anche mostrare i propri limiti può essere sinonimo di apertura, anche se apparentemente può essere il tutto contrastante. Amo i contrasti! E parlando di contrasti questo può essere definito un pregio/difetto. Pregio perché è sempre bello crescere, migliorarsi, puntare verso un obiettivo partendo dalla visuale più bassa; difetto perché le persone cominciano a vederti "limitata" "fragile" quasi senza speranze… ma è qui che comincia il bello. Tiri fuori le unghie e cominci a dimostrare. Dimostrare che puoi farcela da sola. Dimostrare che il tuo limite può aspirare a qualcosa di più. Non sei più l'apparenza, sei la sostanza, e… mi piace. Quindi, meglio non approfittarsene delle fragilità e dei limiti altrui, a parer mio. Si potrebbe cadere nell'errore di essere allo stesso tempo limitati! ;-) ;-)

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    1. È proprio vero che ogni medaglia ha un rovescio. Il limite è al tempo stesso punto di forza se fai leva da lì per partire. D'altra parte saper mostrare le fragilità è un vigoroso atto di energia no? Approfittare di quelli altrui oltre che miserabile è sciocco, hai ragione Daniela. Eccome!
      E non tirare fuori le unghie.... 😜

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