Tra
problemi, conflitti, violenze francamente mi imbarazza esprimere opinioni e
posizioni. Mi sembra troppo facile una bella frase, l’orrore resta, feroce e
intero.
Da
artista tendo a dare qualcosa che assomigli a una carezza: distrazione o
conforto, una sorta di leggerezza o di ironia gentile che rispetto ai drammi
del mondo non serve a un cazzo ma magari per un attimo aiuta il morale di
qualcuno o accende una qualche luce di riflessione o, chissà, genera un piccolo
stimolo positivo. Non posso che avere questa speranza, questa aspirazione.
Purtroppo non mi è data la chiave di grandi soluzioni.
Ecco,
il più delle volte ho parecchio pudore sui mali del nostro tempo. L’idea di
poter avere influenza, rilievo o ancor più autorevolezza è arrogante e
presuntuosa, non mi appartiene. Certo però sento come tutti il disagio umano
per tutto quello ci accade intorno. E ci penso, ci penso parecchio.
Che
in fondo nasciamo e moriamo tutti sotto lo stesso cielo, viviamo in un soffio e
solo la pace potrebbe regalarci davvero la meravigliosa ricchezza delle nostre
diversità. Non mi piace la retorica dei ‘buoni sentimenti’, sono a mio agio
nella concezione essenziale del significato stesso della nostra esistenza. Ecco
tutto. Sarebbe semplicemente naturale sentirci esattamente dove siamo: sotto lo
stesso cielo.