Questioni
di relazioni, di proporzioni e talvolta di contrasti.
Che
apprezzi le cose dolci perché conosci quelle amare. Che cazzo di gusto ci
sarebbe per un buon piatto se non ne avessimo assaggiati di nauseanti? E pure
se c’è sempre la paura che dirlo sia come affermare un’ovvietà a me interessa
ricordarlo.
E’
un po’ come godersi l’amore. Che quando non ce l’hai lo cerchi come fosse aria
per respirare.
E
poi se le cose apparentemente ‘ovvie’ sono gli elementi primordiali del
benessere corro volentieri il rischio della banalità. Anzi, ci tengo molto. All’idea
che la visuale più immediata e semplice sia l’unica capace di inquadrare tutto
in lungo e in largo.
La
realtà è difficile. Forse proprio per questo la morbidezza e la gradevolezza
sono parole così sensuali. Attraggono e sono rigeneranti. Come una risata al
momento giusto, quella che rompe la monotonia o allenta la tensione.
Io
su questo filo delle alternanze sento brividi creativi e ispirazioni poetiche.
Roba eccitante e rasserenante insieme. Roba che pulsa. Mi ci perdo, con
piacere. Come nella musica, che un po’ deve accarezzare un po’ deve graffiare.
Amici, ammettetelo, pure accarezzare e graffiare sono parole sensuali!
Adesso
basta però perché più che la vena sentimentale mi si addice, appunto, quella
ironica e carnale della strada.